venerdì 21 luglio 2017

Boris Giuliano e la lotta a Cosa Nostra: dopo 38 anni, il suo lavoro un esempio per tutti

Hanno deciso di ucciderlo d'estate, a Palermo, in un bar. Sette colpi di pistola alle spalle, mentre stava pagando il caffè. È morto così, il 21 luglio 1979, Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo. Ucciso dalla mafia. La stessa mafia che stava combattendo.

«Un investigatore perspicace e innovativo che era riuscito a ricostruire i traffici mafiosi di quegli anni» e che «nei mesi precedenti il suo omicidio aveva messo a segno, grazie anche alla collaborazione con la polizia statunitense, alcuni successi contro Cosa Nostra» con «sequestri di droga e svariati blitz dentro i covi dei corleonesi».

Nel 38esimo anniversario di quel drammatico giorno, la Polizia di Stato ricorda con queste parole Boris Giuliano, poliziotto coraggioso, tra i primi e più importanti avversari della mafia. Un uomo il cui lavoro e metodo investigativo è vissuto e vive negli anni, diventando un esempio per tutti.

Ricordi che in queste ore si sommano e che questa mattina si sono incontrati in via Di Blasi, a Palermo, davanti al bar dove fu ucciso, dove è stata deposta una corona d'alloro. Un appuntamento doveroso, a cui hanno preso parte autorità e familiari, per non dimenticare un grande poliziotto, il suo lavoro per tutti noi.


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