lunedì 30 ottobre 2017

Liberi i manifestanti NoExpo di Milano: ora rischiano il carcere i poliziotti

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Era il 1° maggio 2015, il giorno dell'inaugurazione dell'Expo di Milano, quando centinaia di manifestanti misero a ferro e fuoco la città, distruggendo auto, negozi e assalendo le forze dell'ordine impegnate a contrastarli.
Le forze dell'ordine, secondo l'ordine del Viminale, avevano il compito di limitare i danni delle violenze, senza la possibilità di reagire e contrattaccare ai lanci di oggetti pericolosi, costretti a subire la devastazione che stavano creando i manifestanti. Il risultato fu l'identificazione di pochissime decine di persone, nessuno condannato a pene significative, compreso colui che picchiò un dirigente di polizia. 
Tra le poche persone arrestate, ci fu Mirko Leone, 27 anni, riconosciuto accanto ai lanciatori di molotov mentre gettava un pezzo di cemento contro la polizia. Dopo qualche settimana in carcere e ai domiciliari, viene assolto poiché l'analisi dei video contrastano con la versione dei poliziotti sul momento e sul modo in cui, a scontri finiti, sarebbe stato arrestato. I giudici della procura hanno deciso, quindi, di indagare gli 8 poliziotti coinvolti perché avrebbero mentito deliberatamente nel rapporto per incastrare il manifestante. Secondo la sentenza "non può obiettarsi o ipotizzarsi che a causa della difficile giornata, della tensione, dell'agitazione sia mancata la lucidità necessaria agli operanti nella fase della redazione degli atti", cioè gli agenti non erano giustificati a sbagliare nonostante la giornata passata a subire attacchi e violenze di ogni genere. 
Gli agenti di polizia coinvolti ora rischiano pene fino a dodici anni di carcere e il licenziamento, mentre Leone, oltre alla querela nei confronti della polizia, si prepara a chiedere i danni allo Stato per "ingiusta detenzione".     


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